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George
Gershwin
Rapsodia
in blu
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prima
di ascoltare |
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Uno
dei contributi più importanti allo sviluppo della musica del
Novecento è fornito dal jazz, non solo come stile autonomo,
ma anche per l'influenza che esso ha avuto sulla musica classica.
Compositori classici come Ravel e Stravinskij sono rimasti
enormemente affascinati, nei primi decenni del nostro secolo,
dalle nuove possibilità offerte dal jazz, e hanno inserito
nella loro produzione alcuni elementi di questo stile. Nessuno
però ha realizzato una sintesi fra elementi colti ed elementi
jazzistici così straordinaria come il compositore americano
George Gershwin.
Della
Rapsodia in blu, composta nel 1924, Gershwin stesso
ha scritto: "Ho costruito la Rapsodia in blu come una
specie di caleidoscopio musicale dell'America, con il nostro
miscuglio di razze, il nostro favoloso brio nazionale, i nostri
blues, la nostra follia metropolitana".
Il termine "blu" che compare nel titolo fa appunto riferimento
alla presenza di elementi tipici del blues, canto popolare
dei neri americani.
Anche gli strumenti classici sono rimasti coinvolti nella
rivoluzione del jazz. Il pianoforte, strumento protagonista
della Rapsodia, non è più il pianoforte cristallino
di Chopin, né il pianoforte virtuosistico di Liszt, né quello
percussivo di Bartók.
Gershwin infatti sperimenta spesso soluzioni tecniche nuove,
basate sui ritmi sincopati e note ribattute ad altisima velocità.
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Dal
punto di vista formale, la Rapsodia in blu non ha una struttura
classica: come indica il nome (rapsodia), è una libera successione
di episodi unificati da alcuni temi. I temi di Gershwin, famosissimi,
sono rimasti una sorta di inno nazionale dell'America degli anni
Venti.
Vi diamo, qui di seguito, i cinque temi principali: non tutti purtroppo
sono eseguibili sul flauto dolce.

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