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Benny
Goodman
King Porter Stomp
(di J.R. Morton - F. Henderson)
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prima
di ascoltare |
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Il nome del clarinettista bianco Benny
Goodman (1909-86) è inscindibile dal periodo 1935-45, in cui
la sua orchestra raggiunse i vertici della popolarità, diventando
l'emblema stesso dello stile denominato swing, cioè di
quel tipo di jazz caratterizzato da un ritmo molto vivace e
dall'impiego di grandi orchestre, le big band.
Come clarinettista, Goodman sfoggiava una tecnica eccellente
che portava a un fraseggio fluido e raffinato; come direttore
d'orchestra fu tra i primi, in un'epoca di grande segregazione
e discriminazione razziale, a presentare insieme musicisti bianche
i neri e fu ben conscio del fatto che i grandi innovatori e
creatori del jazz avevano la pelle scura.
Il brano che ascolteremo (eseguito nel 1937) è infatti una composizione
del nero Jelly Roll Morton, arrangiata da un altro musicista
di colore, Fletcher Henderson, famoso per aver diretto, agli
inizi degli anni venti la prima, vera grande orchestra di jazz.
A eseguire il nostro brano è per l'appunto una big band,
cioè un gruppo formato da un numero di musicisti molto superiore
rispetto a quello delle band tradizionali. In questo
caso si tratta di quattordici elementi: tre trombe, due tromboni,
cinque tra clarinetti e sassofoni (che costituiscono la sezione
melodica); un pianoforte, una chitarra, un contrabbasso e una
batteria (che costituiscono la sezione ritmica). |
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La
struttura del pezzo si basa su quattro interventi solistici, seguiti
da un finale affidato all'intera band. I quattro solisti
sono, nell'ordine: il trombettista, il clarinettista (cioè Benny
Goodman), ancora il trombettista e infine il sassofonista tenore.
I loro assoli sono intercalati da brevissimi interventi dell'orchestra,
la quale balza invece in primo piano nel finale, basato su un grandioso
crescendo. Grande importanza assume in questo brano la batteria,
che fornisce il sostegno ritmico battendo ossessivamente i quarti
sulla grancassa.
Se confrontiamo questo brano con un pezzo come Potato
head blues di Armstrong, che in parte si rifà ancora allo
stile New Orleans, notiamo meglio alcune caratteristiche dello swing.
Mettiamo a confronto le parti di carattere collettivo, dove cioè
gli strumenti suonano tutti insieme: nella prima parte di Potato
head blues (quella appunto di carattere collettivo) i vari strumenti
procedono insieme, ma ciascuno in una sua linea melodica caratteristica
e ben distinta dalle latre; invece nel finale di King Porter
Stomp (anche qui gli strumenti suonano insieme), l'effetto complessivo
è molto più omogeneo.
Vediamo ora che cosa succede nelle parti solistiche: l'orchestra
swing interviene dialogando con il solista per mezzo del
cosiddetto riff, un ritornello breve e molto riconoscibile;
in Potato head blues invece l'orchestra si limita a eseguire
gli accordi di accompagnamento.
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adesso
rispondi |
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Com'è strutturato il brano che avete ascoltato?
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Quali sono le caratteristiche di un'orchestra swing?
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Che cos'è un riff?
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Che cosa differenzia un brano swing da un brano dello
stile jazz di New Orleans?
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