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Arnold
Schönberg
Per ricreare l'atmosfera di una notte abitata da sogni e talvolta da incubi e per caratterizzare il personaggio di Pierrot, Schönberg adotta un linguaggio particolare, difficile al primo impatto. Il canto non è più lo stesso dell'epoca romantica, ma è una sorta di fusione fra canto e parlato. La voce di Pierrot (soprano) intona delle note, ma nello stesso tempo conserva le inflessioni del discorso normale: è un risultato rivoluzionario, che fece grandissima impressione al tempo della prima esecuzione del Pierrot lunaire (1912). Se proviamo a eseguire sul flauto dolce la melodia di O alter Duft, il brano conclusivo, difficilmente ne capiamo il senso.
Ma se ascoltiamo il brano con l'accompagnamento delicatissimo dei pochi strumenti che Schönberg aveva previsto (flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte) ci troviamo immersi nel clima poetico che il musicista riesce a evocare. "O antico profumo del tempo delle fiabe" dice la voce, e la musica conferisce a queste parole un'aria di mistero. Ecco la partitura della parte iniziale:
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